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Il
caffè
TRA STORIA E LEGGENDA
Che
l’Etiopia sia il paese di origine del caffè è un
dato di fatto sul quale concordano tutti gli storici… a chi attribuire
la scoperta delle doti di tale pianta non è una cosa semplice…
Pare che Omero abbia descritto le straordinarie doti del caffè,
come pozione esclusiva degli Dei dell’Olimpo; alcuni hanno tramandato
la leggenda di Maometto, che sopraffatto dal sonno e dalla stanchezza,
riceve direttamente dall’arcangelo Gabriele, sceso dal cielo,
una tazza di caffè. La bevanda consente a Maometto di sconfiggere
quaranta nemici nella giornata e di duellare la notte con quaranta splendide
fanciulle. Già nell’anno 1000 il medico e scrittore arano
Ibn S’Ina, da noi noto come Avicenna, ne consigliava l’uso
come potente
medicamento. Inizialmente gli Arabi consumavano per intero la bacca,
successivamente cominciarono ad estrarre i semi che macinati e mescolati
a grasso animale servivano da alimento rinvigorente durante i lunghi
viaggi.
Dopo l’anno Mille d.c. i semi, ancora verdi, vengono fatti bollire
in acqua per ottenere una bevanda aromatica e nel 1300 d.c. gli Arabi,
unici coltivatori del caffè, introducono la tostatura e la macinazione.
L’ ipotesi più credibile è la seguente: le doti
stimolanti del caffè furono scoperte da un pastore etiope di
nome Kaldi che notò le sue capre eccessivamente eccitate dopo
aver mangiato alcune bacche…, il ragazzo porta le bacche nel vicino
convento, i monaci studiano questi frutti e si accorgono che i chicchi
all’interno, lasciati forse vicino al fuoco l’intera notte,
cambiano di aspetto e di gusto. Macinano i chicchi, fanno bollire il
macinato con acqua e sperimentano loro stessi l’infusione. L’effetto
è sorprendente, si rendono conto che la bevanda eccitante prolunga
la veglia ed essendo loro quotidianamente impegnati nelle preghiere,
ne diventano abituali consumatori.
La
voce si sparge nei conventi vicini e il consumo del caffè è
vivamente consigliato in tutti i luoghi di culto del Paese. I soldati
etiopi, tra il XIII e XIV secolo, invadono, in frequenti occasioni,
i paesi della penisola arabica e portano anche le piantine del caffè,
che loro ormai conoscono da secoli. Le piantine trovano terreno fertile
nello Yemen e verso il nord, lungo le coste del Mar Rosso, fino a raggiungere
le città sacre di Mecca e Medina. La diffusione della bevanda
viene sostenuta anche dalle autorità locali poiché costituisce
una valida alternativa all’uso del vino proibito dal Corano.
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare il caffè non trae
il suo nome dalla regione di origine ma dalla parola araba “qahwa”
ossia bevanda vegetale e in seguito dal vocabolo turco “akhweh”.
L’espansione della potenza turca porterà il caffè
fino alle porte di Vienna.
La Mecca e Medina, le città sacre, pullulano di “Case da
Caffè” nel pieno XV° secolo, l’effetto che produceva
sui consumatori era “stimolante, la nera bevanda aguzzava le facoltà
critiche” e quindi le Case del Caffè potevano essere considerate
potenzialmente centri di sedizione. Fu cosi’ che il Governatore
Chair Beg, nel 1511, ritenendo il caffè pericoloso per l’ordine
pubblico ordina di chiudere tutti i locali. Ma il povero Chair Beg viene
subito esonerato dal suo incarico dallo stesso Sultano, accanito bevitore
di caffè e riaprirono le Case del Caffè.
La bevanda entra tanto a fondo nello spirito islamico che diventa simbolo
del libero pensare, della piacevole conversazione e dell’intelligente
scambio di idee. Il caffè è protagonista della prima legge
per l’emancipazione femminile del mondo arabo: una donna poteva
addurre, per separarsi dal proprio marito, anche il fatto che il coniuge
rifiutasse di farle bere il caffè.
La
“promozione” islamica” introduce il caffè in
Palestina, Siria, Egitto, dove diventa subito bevanda nazionale. Nel
1554 si apre a Costantinopoli la prima bottega del caffè. Alla
metà del 1600 viene aperta a Venezia la prima bottega del caffè,
seguiranno Marsiglia, Parigi, Londra, Francoforte.
Nel 1673, durante il regno di Carlo II°, sono attive a Londra più
di tremila Coffee House; anche il re d’Inghilterra, come Chair
Beg 160 anni prima, intravede nei locali un pericolo di “congregazioni
di sedizione”, ne ordina la chiusura, ma pochi giorni dopo deve
revocare la disposizione per evitare una sommossa popolare.
Le Coffee House sono frequentate, sino a tarda notte, da solo pubblico
maschile e le donne organizzano una contestazione pubblica tappezzando
i muri di Londra con manifesti contro la bevanda “rea” di
tenere lontani i propri mariti dal talamo nuziale. Immediata la reazione
degli uomini, che, a loro volta, contrattaccano pubblicamente.

I Turchi partono alla conquista dell’Europa, assediano Vienna
ma con scarsa fortuna; quando si ritirano e lasciano l’accampamento
abbandonano anche i sacchi di caffè che si erano portati di scorta.
Il capitano Georg Kolschitzky, ungherese di origine, che aveva contribuito
a rompere l’assedio alla città, passando di notte attraverso
l’accampamento turco per andare a chiedere rinforzi, aveva visto
come veniva consumato il caffè. Pertanto chiede come ricompensa,
per il suo atto coraggioso, tutti i sacchi che si trovano nell’accampamento
abbandonato; molto probabilmente qualcuno lo prese anche per matto perché
si accontentava di quei chicchi grigio-verdi che nessuno conosceva e
che vennero definiti “foraggio per cammelli”.
Kolschitzky
apre il primo Caffè a Vienna, la “Lanterna blu” e
inizia a proporre la nera bevanda, ma i viennesi lo trovano amaro e
poco piacevole, Georg aggiusta il tiro con l’aggiunta di un po’
di latte e di miele (nasce il primo cappuccino della storia): un trionfo.
Un pasticcere viennese a ricordo dello scampato pericolo per l’assedio
dei Turchi, realizza un dolcetto Kipfel, a forma di mezza luna, ispirandosi
appunto alla bandiera turca.
La diffusione delle piantine nei vari Paesi, nel frattempo continua….nel
1600 la Compagnia delle Indie Olandesi trafuga dall’Arabia alcune
piantine di caffè, le porta a Ceylon e a Giava, e gli Olandesi
diventano in poco tempo i maggiori produttori di caffè. Nel 1714
il borgomastro di Amsterdam dona a Luigi XIV due piantine di caffè
in fiore; questi le fa
collocare nelle serre della reggia di Versailles. Passano gli anni e
la voce che a Versailles ci sono alcune piante di caffè giunge
sino al capitano Mathieu Des Clieux, che vive nella Martinica. Questi
raggiunge Parigi e riesce a diventare amico del giardiniere, che lo
invita a casa all’interno della reggia, molto vicino alle serre,
riesce a trafugare un rametto della pianta e superando incredibili peripezie,
dopo un viaggio in nave, nel quale rischia la disidratazione perché
la sua acqua di scorta la utilizza per mantenere in vita la margotta,
arriva in Martinica. Dopo pochi anni la Francia avrà la sua prima
produzione ufficiale nell’isola caraibica. 50 anni più
tardi la Martinica possiede ben 18 milioni di piante di caffè
rigogliose e forti; la produzione francese fornisce tre quarti del fabbisogno
europeo. Di furto in furto, le piantine di caffè continuano il
giro del mondo, sino a quando un nobile spagnolo riesce trafugare dalla
Guyana alcune piante, le porta in Brasile dove la pianta trova il suo
habitat ideale, Entro i primi del 900 il Brasile diventa il più
grosso produttore mondiale di caffè, più del 90%.
BOTANICA
Il caffè è il seme
di una pianta tropicale sempreverde che appartiene alla famiglia delle
Rubiacee (genere Coffea). La pianta del caffè richiede un clima
caldo e temperato (tra i 20° e i 25°C) ed un’altitudine
compresa tra i 400 ed i 2000 mt. slm. Il caffè viene coltivato
nell’area Tropico-Equatoriale e la produzione mondiale supera
le 6.000 tons
Sono conosciute circa 80 specie di Coffea ma le qualità coltivate
sono principalmente la Coffea Arabica (Arabica) e la Coffea
Canephora (Robusta).
La pianta del caffè è un arbusto che in
natura può raggiungere gli 8/10 mt di altezza. Nelle piantagioni
viene potato ad un’altezza di circa 2,5/3,0 mt. al terzo anno
di vita e si ripete ogni anno,per migliorare la qualità e favorirne
la raccolta. Le foglie sono lanceolate, verde scuro , lucide.
I
fiori sono bianchi e profumatissimi e sbocciano all’ascella delle
foglie. I frutti sono drupe ovoidali, verdi quando sono acerbe e rosse
a maturazione. La sezione la bacca si trova dall’esterno all’interno:
la buccia coriacea, sottile e rossa; la polpa giallastra, gelatinosa
e zuccherina, facilmente fermentescibile; due chicchi semisferici, con
un solco sul lato piano, di colore verde-grigio, verde-azzurro o marroncino,
sono rivestiti da una protezione chiamata pergamino e da una pellicola
argentea. All’interno il chicco racchiude l’embrione ricurvo.
Può capitare, soprattutto sulle ultime bacche in alto alla pianta
che la drupa produca un solo chicco, più grosso di forma sferica,
questo viene chiamato “caracolito”.
La pianta del caffè inizia a produrre dal 4° anno ma la piena
produttività si ha dal 7° anno e può continuare fino
al 30° anno di età della pianta…
LA SPECIE
La qualità Arabica
copre i ¾ della produzione mondiale, si tratta di una pianta sensibile
ai parassiti ed alla temperatura e di conseguenza necessita di terreni
ricchi di minerali, di temperatura costante a 20°C e altitudini superiori
a 600 mt. I suoi semi sono piatti ed allungati con il solco mediano sinuoso
ed un colore verde con sfumature azzurre. Il contenuto di caffeina varia
da 0,8 a 1,6.
Si tratta della qualità più pregiata, è originaria
dell’Arabia, produce grani piuttosto piccoli con forma allungata
e appiattita, colore verde-rame. Le sottovarietà più utilizzate
sono: Moka, Maragogipe, Columnaris, Bourbon, vi sono poi gli Arabica Brasiliani
e gli Arabica Milds (soavi): Colombia, Venezuela, Perù, Guatemala,
Haiti, Costa Rica. Utilizzando l’ Arabica si ottiene un caffè
ricco di aroma e di gusto, alcune varietà addirittura danno all’infusione
un gusto di coccolato.
La qualità Robusta è
una pianta che vive bene anche a basse quote e sopporta temperature più
elevate (anche oltre i 30°). I suoi semi sono piccoli,convessi, tondeggianti
con il solco mediano rettilineo ed un colore giallo bruno. Il contenuto
di caffeina varia da 1,5 a 3,0. Scoperta nel Congo e' ora molto coltivata,
oltre all'abbondanza di produzione ed al minor costo d'impianto, mostra
alte caratteristiche di resistenza alle malattie, vegetando anche in condizioni
disagiate.
Alcune varieta' ricavate da incroci di "Canephora" a cui la
Robusta appartiene, sono molto diffuse in Indonesia, Uganda, India e nell'Africa
occidentale. Inoltre e' stata ricavata "l'Arabusta", incrocio
tra le due Coffee, Arabica e Robusta. Con i chicchi di Robusta si ottiene
un caffè di sapore meno aromatico, leggermente più tannico
La Coffea Liberica Hiern è l’ altra specie
coltivata. Poco trattata nel mercato mondiale viene principalmente utilizzata
per gli innesti finalizzati alla creazione di nuove varietà.
LA CHIMICA
Nel caffè verde sono contenuti alcaloidi (caffeina, xantina, trigonellina)
idrati di carbonio, grassi, acidi (caffeico, clorogenico, chinico e citrico),
sostanze tanniche, sali minerali (ferro, calcio, tracce di fluoro e di
cloro), vitamine del gruppo B, zucchero e cellulosa.
Un chicco di caffè contiene mediamente: 30/35% cellulosa, 12% Acqua,
10/14% Sostanze grasse, 15% Zuccheri, 10% Sostanze azotate neutre, 0,8/2,2%
Caffeina libera, 3% Sostanze azotate, 0,001 Oli essenziali insolubili,
0,002 Essenza aromatica solubile nell’acqua, 6,5/7% minerali.
La tostatura riduce la quantità di caffeina presente nel chicco
e per reazione di sintesi sviluppa un olio molto profumato, il caffeone,
che conferisce al chicco tostato il caratteristico profumo; gli zuccheri
per effetto della temperatura si trasformano in caramello, la trigonellina
si trasforma in acido nicotinico.
PAESI PRODUTTORI
La produzione mondiale del caffè è concentrata in tre continenti:
America Latina, Africa ed Asia.
Al primo posto l’America latina con il 65% della produzione mondiale
seguita dall’Africa con il 27,5% e dall’Asia con il 7,5%.
I caffè dell’America
Arabica
Brasile, Messico, Guatemala, Honduras, El Salvador, Nicaragua, Costa Rica,
Cuba, Repubblica Dominicana, Haiti, Venezuela, Colombia, Perù.
Robusta
Venezuela
I caffè dell’Africa
Robusta
Costa d’Avorio, Sierra Leone, Ghana, Togo, Rep. Pop. Del Benin,
Nigeria, Gabon, Camerun, Rep. Popolare Del Congo, Repubblica Centro Africana,,
Etiopia,Uganda, Kenia, Tanzania, Ruanda, Repubblica del Burundi, Angola,
Madagascar.
Arabica
Camerun, Etiopia, Uganda, Kenia, Tanzania, Ruanda, Repubblica del Burundi,
Madagascar
I caffè dell’Asia
India: arabica e robusta
Indonesia: robusta
LA RACCOLTA
I
rami della pianta del caffè si ricoprono di grappoli di drupe
che inizialmente sono di colore verde per arrivare progressivamente
ad un colore rosso intenso a fine maturazione (dopo circa 7 mesi)
I cicli di fioritura e fruttificazione si susseguono nell’arco
dell’anno e questo comporta la presenza di drupe mature ed altre
ancora acerbe nello stesso raccolto.
Questo inconveniente può portare ad avere una miscela con un
aroma troppo spiccato ed amarognolo se vi sono drupe non ancora mature.
La presenza di drupe troppo mature può dare origine ad alterazioni
del sapore e del gusto di interi raccolti a causa della loro fermentazione.
Per ovviare a questo inconveniente viene effettuata giornalmente una
raccolta manuale “picking”dove gli addetti raccolgono solo
le drupe che hanno raggiunto la perfetta maturazione.L’altro metodo
utilizzato per la raccolta è lo “stripping” che consiste
nella raccolta manuale o con l’utilizzo di un attrezzo che “strappa”
tutti i frutti dalla pianta facendoli cadere a terra. Oltre a non risolvere
i problemi della selezione delle drupe giunte a maturazione, può
provocare gravi danni alla pianta.
LA LAVORAZIONE
Estrazione dei semi
L’estrazione dei chicchi può avvenire con due 2 diversi
procedimenti:
“a secco”: da origine ai caffè “naturali”
e consiste nel selezionare e setacciare le drupe, farle essiccare al
sole o in tamburi rotanti, frantumarle e pulirle per estrarre i chicchi.

“a umido”: da origine ai caffè “lavati”
e viene utilizzato per le qualità particolarmente pregiate. Tale
procedimento consiste nelle diverse fasi di pulizia, macerazione, spolpatura,
fermentazione, lavaggio, essiccazione e sbucciatura delle drupe per
ottenere i semi.
La selezione
E’
una fase fondamentale in quanto solo da un’accurata selezione
dei chicchi di caffè verde è garantita la qualità
del prodotto finale. Le partite vengono classificate con i seguenti
dati:
luogo di origine, specie, naturale o lavato, il crivello, cioè
la dimensione dei chicchi, la percentuale dei chicchi difettosi, nuovo
o vecchio raccolto, densità del chicco, altitudine della piantagione
Il caffè crudo può rimanere a stagionare per periodi più
o meno lunghi, poi viene imballato in sacchi di juta di circa 60 kg.
e spedito nei Paesi di consumo.
La tostatura
All’interno
della macchina tostatrice il chicco di caffè acquista aroma,
gusto e corpo.
Durante la torrefazione le sostanze che compongono il chicco di caffè
( più di 700) si trasformano per azione del calore e la stessa
anidride carbonica che si sviluppa “gonfia” il chicco, il
quale perde anche l’umidità presente. Durante il processo
di tostatura il chicco di caffè, cedendo umidità, perde
circa il 20% del suo peso, aumenta di circa il 60% il suo volume, cambia
gradualmente il suo colore. La colorazione che il chicco deve assumere
è marrone intenso, come la tonaca di un frate (punto colore definito
tra gli addetti del settore). Generalmente la torrefazione raggiunge
la temperatura massima di 230°C e alla fine del processo i chicchi
tostati devono essere raffreddati bruscamente per evitare il processo
di autocombustione. Ogni specie e ogni provenienza di caffè crudo
hanno caratteristiche differenti pertanto è consigliabile tostare
singolarmente le varie provenienze di caffè prima di creare la
miscela.
La tostatura diminuisce sensibilmente la percentuale di caffeina senza
però alterarne le proprietà.
La miscela
Un
solo tipo di caffè non dà una buona bevanda.
Per ottenere il meglio è necessario miscelare diverse qualità
di caffè, creare un “blend” come avviene generalmente
nella creazione di un vino o di un distillato. Produrre una miscela
con specie e provenienza diverse permette anche al torrefattore di poter
campionare sempre lo stesso gusto della propria miscela ad ogni arrivo
di “crudo”. Ricordiamo, infatti, che il caffè, come
il vino, ad ogni raccolto può avere caratteristiche differenti.
Per ottenere una buona miscela occorre grande esperienza ed una conoscenza
certa del prodotto e delle trasformazioni che esso subisce, solo dall’unione
di queste doti si otterrà una miscela perfetta Le miscele in
commercio sono generalmente composta da un minimo di 3/4 ad un massimo
di 6/7 tipi di caffè di specie e provenienza differenti.
Subito dopo la torrefazione, i chicchi di caffè tostati “respirano”
emettendo anidride carbonica, ogni chilo di caffè produce circa
20 litri di CO2, quindi una volta creata la miscela molti torrefattori
lasciano a riposo il “blend” nei silos per un paio di giorni,
questo serve anche per fondere assieme gli aromi dei singoli componenti.
Il confezionamento
Il caffè in chicchi tostato rilascia CO2 nel tempo, più
la temperatura di torrefazione è stata alta e prima avviene questa
cessione, pertanto le confezioni sigillate devono avere una via d’uscita
per il gas prodotto. In alcune confezioni si osservano un paio di forellini
praticati appena sotto la sigillatura del pacco, in altre confezioni,
si può notare una valvolina “unidirezionale” che
permette la fuori uscita del gas ed evita che possa entrare aria. Una
volta aperta la confezione del caffè, questa deve essere utilizzata
nel più breve tempo possibile perché i chicchi temono
gli agenti atmosferici: aria, umidità, calore e luce, i quali
concorrono alla perdita della fragranza.
I sistemi di confezionamento del caffè sono:
- sacchetti o contenitori in ambiente atmosferico – il
sacchetto di caffè deve essere utilizzato preferibilmente entro
tre mesi
- sacchetti o contenitori in ambiente sottovuoto e compensato con
gas inerte – queste confezioni, alle quali è stata
sostituita l’aria con azoto, possono essere conservate più
a lungo; anzi proprio dopo una ventina di giorni si può cogliere
il meglio dell’aroma del caffè, che si è stabilizzato.
- contenitori in sottovuoto a compensazione pressurizzata-
questo sistema di confezionamento in contenitore rigido di metallo blocca
la trasformazione dei grassi e la perdita dell’aroma, pertanto
può essere consumato anche entro i tre anni.
I TIPI DI CAFFE'
Caffè’ solubile
Per ottenere un buon caffè solubile occorre partire da una miscela
di caffè di qualità. La temperatura di torrefazione dovrà
essere più bassa rispetto a quella per il caffè tradizionale,
190/200° C contro i 230°C. Il caffè viene macinato e
introdotto in caldaie giganti di acciao inossidabile dove avviene l’estrazione
con acqua calda sotto pressione. Il liquido concentrato viene investito
da getti di aria calda ad alta temperatura (sistema “spray-dry”).
L’acqua evapora rapidamente e sulle pareti della caldaia il caffè
si trasforma in goccioline, che si concentrano sul fondo in polvere
finissima. Il caffè solubile viene conservato in scatole metalliche
o in vasi di vetro ermeticamente chiusi.
Da un kg. di caffè verde si ottengono circa 350 gr. di caffè
solubile.
Caffè liofilizzato
Il caffè liofilizzato permette di ottenere un prodotto che si
avvicina maggiormente agli aromi e al gusto originale del caffè
trattato. La prima fase di preparazione dell’estratto di caffè
è identica a quella del caffè solubile. Successivamente,
invece di disidratare il concentrato con aria calda, che in parte disperde
le sostanze aromatiche, si porta l’estratto a –40°C.
Lo strato di ghiaccio che si forma nel contenitore viene macinata finemente
e depositata nella camera di pressione a freddo. Qui si procede alla
sublimazione del ghiaccio ( cioè per effetto de vuoto e del calore,
si estrae il ghiaccio trasformandolo in vapore senza passare dalla fase
liquida/acqua).
Caffè decaffeinato
L’estrazione della caffeina dai chicchi di caffè crudo
avviene con vari metodi:
con solventi – è stato il primo metodo, oggi non più
utilizzato. I chicchi, inumiditi con vapore acqueo per rendere porosa
la superficie, vengono trattati con solventi organici, che estraggono
la caffeina, quindi lavati ed asciugati.
con anidride carbonica – i chicchi inumiditi con vapore acqueo
vengono trattati, sotto pressione, con anidride carbonica ad alta temperatura;
in queste condizioni l’anidride carbonica ha un effetto solvente
sulla caffeina,
con acqua – il sistema oggi utilizzato per la decaffeinizzazione
prevede l’impiego di sola acqua, sotto pressione.
COME SI CONSUMA IL CAFFE'
Caffè filtro
Consumato soprattutto nel Nord Europa e nel Nord America. Il caffè
macinato grosso viene racchiuso in carta da filtro e posto all’interno
di un imbuto di vetro. Si versa sopra acqua bollente che attraverserà,
per caduta, lo strato di caffè in un tempo relativamente lungo
( oltre 5’). L’estrazione risulterà molto blanda,
viene estratta solo una parte delle componenti solubili del caffè,
di gusto e aroma molto delicato. Generalmente il caffè filtro
viene preparato in anticipo e conservato in recipienti termici. Consumo:
circa 10 grammi per ogni tazza da cl. 15/20
Caffè alla Turca
Per il vero caffè alla turca si utilizzano piccoli recipienti
stretti e alti, con il lungo manico.Si porta ad ebollizione l’acqua
e si versa la polvere di caffè macinata molto fine nell’acqua
bollente mantenendo il recipiente sul fuoco ancora per breve tempo.
Il caffè alla turca è già zuccherato.
Si versa nelle tazzine e prima di berlo si deve attendere che la polvere
si sia depositata sul fondo. Ancora proposto, oggi, in Turchia, Grecia
e Paesi est europeo, se non si fa richiesta specifica di caffè
espresso, viene servito il caffè alla turca. Consumo: 5 grammi
per ogni tazza da cl. 4/6
Caffè con la Moka
Nella caffettiera Moka, composta da tre parti, l’acqua attraversa
lo strato di caffè macinato grazie alla pressione prodotta dal
vapore. Il contatto tra l’acqua e il caffè può variare
a seconda la granulometria del macinato e quanto è stato compresso
nel porta filtro; mediamente è attorno al minuto. Consumo: 5
grammi per ogni tazza
Caffè espresso
Inizi “900
Sino alla fine dell’ottocento il caffè veniva preparato
in anticipo ( con il sistema alla turca o alla veneziana ) e conservato
i recipienti; questo non garantiva una buona qualità soprattutto
se la preparazione veniva consumata da un giorno con l’altro.
Le macchine per caffè espresso compaiono ai primi del secolo
successivo con al funzione di realizzare il caffè “espressamente”
su richiesta. Le macchine all’epoca, con caldaia verticale, lavoravano
con una blanda pressione, data dal vapore, che spingeva l’acqua
calda attraverso il pannello di caffè. I tempi di estrazione
erano molto lunghi, l’operatore doveva essere molto attento a
non far arrivare il vapore sul pannello di caffè, poiché
lo avrebbe bruciato con conseguente gusto alterato in tazza. Il caffè
risultante non era il massimo della bontà. I grammi impiegati
per singola tazza dai 10 ai 12, i tempi di attesa elevati. Le macchine
espresso dell’epoca potevano avere anche 6 gruppi con tre beccucci
ciascuno sul porta filtro, potevano, quindi, preparare 18 caffè
per volta.
Nascita ed evoluzione delle macchine espresso
(anni “45-“46) il caffè è un genere di lusso,
gravato da molte tasse, scarseggia sul mercato, in famiglia si fa uso
di succedanei, nei locali pubblici occorre servirlo sempre meglio perché
inizia la concorrenza con l’apertura o la riapertura di bar caffè
e ristoranti.
In quegli anni un giovane imprenditore, l’italiano Gaggia, studia
il modo per sfruttare al meglio il caffè macinato e inventa la
macchina del caffè espresso “a leva”.
Il principio è semplice, la leva abbassata dall’operatore
carica una molla che agisce su un pistone che aspira l’acqua e
la comprime a 9 atmosfere circa sul pannello del caffè macinato,
alla temperatura di 90°C. Il caffè erogato, utilizzando solo
6-7 grammi per tazzina, diventa molto più corposo, più
concentrato di aromi e di gusto. In pratica la pressione fa scendere
in tazza non solo le sostanze solubili, ma anche i grassi che sotto
l’effetto delle atmosfere e dell’ acqua bollente si emulsionano
formando la crema in superficie e tutte le sostanze colloidali che contribuiranno
a creare la tazzina di caffè espresso, come oggi la conosciamo.
Pochi anni dopo la Cimbali brevetta la macchina idraulica, che evita
all’operatore l’operazione di azionare la leva ad ogni caffè
erogato. La macchina idraulica si basa sul sistema di una coppia di
pistoni collegati che hanno un rapporto 1: 4,5 di superficie di lavoro.
Il cilindro più piccolo riceve la pressione dall’acqua
di rete, circa a 2 atm, e la trasmette al cilindro più grande
che moltiplicata x 4,5 volte la scarica a 9 atm. sul pannello di caffè.
Unico inconveniente: un consumo eccessivo di acqua per ogni caffè
e, naturalmente, questa macchina può lavorare solo in zone con
abbondanza di acqua.
L’evoluzione saranno le macchine semiautomatiche e automatiche
dove la pressione di 9 atm. all’acqua viene fornita da una pompa
elettromeccanica.
Attrezzature per preparare il caffè espresso:
macina dosatore – esistono due tipi di macina
dosatore: macine piane e macine coniche
macchina per caffè espresso – a leva,
semiautomatiche, automatiche
depuratore dell’acqua – generalmente con
resine scambiatrici di ioni, evita incrostazioni all’interno della
macchina del caffè.
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