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Lo
spumante
VINI SPUMANTI
La normativa comunitaria (paragrafo 13 dell’allegato II del Regolamento
CEE 337/79) definisce lo spumante naturale il prodotto
ottenuto dalla prima o dalla seconda fermentazione alcolica di uve fresche,
di mosto, di vino da tavola o di vino di qualità prodotto in regioni
determinate, caratterizzato alla stappatura del recipiente da uno sviluppo
di anidride carbonica proveniente esclusivamente dalla fermentazione
e che, conservato alla temperatura di 20 °C in recipienti chiusi, presenta
una sovrapressione non inferiore alle 3 atm e una gradazione alcolica
minima effettiva al consumo di 9,5°.
Secondo il Regolamento CEE 358/79, gli spumanti naturali si suddividono
in:
– vini spumanti tal quali (titolo II del Regolamento);
– vini spumanti di qualità (titolo III del Regolamento);
– vini spumanti di qualità di tipo aromatico (art. 18 del Regolamento);
– vini spumanti di qualità prodotti in regioni determinate (titolo III
del Regolamento).
I vini spumanti di qualità (VSQ) devono
rispondere ai seguenti requisiti:
• il titolo alcolometrico volumico totale delle partite
(cuvées) destinate alla loro elaborazione deve essere almeno
9° (9,5° per i VSQPRD, cioè i vini spumanti di qualità prodotti in
regioni determinate);
• il loro titolo alcolometrico volumico effettivo,
compreso l’alcol contenuto nello sciroppo di dosaggio eventualmente
aggiunto, deve essere almeno il 10% in volume; questo valore può essere
ridotto a 6° vol. nei vini di tipo aromatico, che tuttavia devono
avere una gradazione complessiva non inferiore a 10° vol.;
• il titolo alcolometrico complessivo dei VSQPRD
non deve essere inferiore a 11° vol. I vini spumanti di qualità devono
inoltre presentare una sovrappressione minima di 3 atm, così come
quelli aromatici; i VSQPRD devono avere una sovrapressione minima
di 3,5 atm, sempre valutata a 20 °C.
La denominazione VSQPRD indica che vini caratterizzati
dalla DOC sono stati sottoposti a processo di spumantizzazione.
La quantità di anidride solforosa (SO2) nei vini spumanti di qualità
deve essere al massimo di 250 mg/l; nei VSQPRD di 200 mg/l.
Lo spumante prodotto in Francia, nelle regioni Marne, Aube e Ain,
utilizzando il metodo champenoise, viene denominato champagne.
Uno spumante che subisce la rifermentazione in bottiglia al di fuori
delle regioni dello champagne, e la cui pressione è mantenuta tra
2,5 e 3 atm, viene definito crémant.
Gli spumanti sono classificati come naturali, se
l’anidride carbonica si forma per rifermentazione, o artificiali
se questa sostanza gassosa viene semplicemente addizionata.
Gli spumanti artificiali sono in genere di qualità piuttosto bassa,
sia relativamente al perlage sia, soprattutto, alla scarsità di sapori
e profumi. La produzione viene realizzata a una pressione elevata
e a temperatura molto bassa, intorno agli 0-5 °C, poiché queste condizioni
favoriscono la solubilizzazione dell’anidride carbonica: si utilizzano
dei saturatori di CO2 che insufflano il gas all’interno del liquido
attraverso candele porose in ceramica, per un tempo attorno alle 4-5
ore.
Dopo un periodo di riposo, il prodotto viene sottoposto a filtrazione
sterilizzante e immesso in un’altra autoclave, posta alla temperatura
di –4 °C e adatta all’imbottigliamento isobarico. Si può concludere
il processo produttivo con una pastorizzazione a pioggia.
Spumanti naturali
Gli spumanti naturali si classificano in base alla tecnica di lavorazione:
si può applicare il metodo champenoise o classico, il metodo
charmat (corto o lungo) o dei grandi recipienti, e il metodo
marone-cinzano.
Se vengono vinificate solo uve bianche si ottiene un blanc de
blancs; se si utilizzano uve nere si ottiene un blanc de
noirs.
I VITIGNI
Gli spumanti aromatici, profumati e fruttati, vengono
ottenuti per lo più con il metodo charmat in particolare da vitigni
come il moscato giallo, la malvasia, l’aleatico nero e il brachetto,
ma questo procedimento si segue anche per la produzione dell’asti
spumante e del prosecco di Conegliano. Il moscato dà ottimi risultati
in climi in genere temperato-freddi, come per esempio nella zona di
Canelli e dell’Oltrepò pavese.
I vitigni per produrre spumanti non aromatici sono
numerosi. I più importanti per la produzione realizzata seguendo il
metodo classico sono lo Chardonnay, il Pinot nero, il Pinot bianco
e il Pinot grigio.
Il Pinot nero, piuttosto diffuso in Val d’Aosta,
nell’Oltrepò pavese, in Trentino-Alto Adige e nella zona di Breganze,
nelle colline venete, viene utilizzato spesso in percentuali elevate
perché conferisce allo spumante nerbo, corpo, struttura e resistenza
nel tempo.
Lo Chardonnay ha quasi sostituito il Pinot bianco nella viticoltura
della Borgogna, in quanto quest’ultimo può dare aromi delicati e un
buon grado di acidità, ma determina un prodotto più fiacco rispetto
a quanto si può ottenere con lo Chardonnay. Lo Chardonnay dà ottimi
risultati nei in climi un po’ caldi (anche se predilige quelli freschi)
che permettono di ottenere uve con buona acidità, ricche dei caratteristici
componenti profumati, in grado di dare al prodotto finale particolari
doti di finezza ed eleganza. Per tutti questi motivi viene utilizzato
anche nella produzione dello champagne.
Il Pinot bianco viene coltivato in particolare in
Trentino-Alto Adige, in Friuli, in Veneto, in Lombardia, in Piemonte
e in Val d’Aosta. È un vitigno che fornisce poca acidità e molti aromi.
È molto diffuso anche in Svizzera e Germania, dove viene denominato
Rulander.
La produzione di vini spumanti non aromatici con il metodo charmat
prevede l’utilizzo di una ampissima varietà di vitigni, diversi da
regione a regione, tra i quali possiamo citare il Cortese, il Trebbiano
di lugana, il Riesling, il Freisa, il Prosecco, l’Ortrugo, il Verdicchio
e molti altri.
Dal 1975 esiste l’Istituto italiano spumante classico, che ha lo scopo
di valorizzare la produzione dello spumante prodotto con il metodo
classico e tutelare e difendere il prodotto anche in sede giudiziaria,
garantendo che gli spumanti contraddistinti dal marchio dell’istituto
siano effettivamente prodotti secondo le regole stabilite.
METODO
CLASSICO
È il sistema di spumantizzazione più importante e consiste in una
lentissima rifermentazione in bottiglia, seguita da una lunga maturazione
dello spumante a contatto con i lieviti.
Preparazione del vino base
Le uve destinate a questa produzione devono provenire
da zone DOC dell’Oltrepò pavese, della Franciacorta, del Trentino-Alto
Adige e del comune di Serralunga d’Alba, con esclusione dei territori
di pianura e fondovalle, da vitigni Pinot nero, Pinot bianco, Pinot
grigio, Pinot meunier e Chardonnay in percentuale minima dell’85%
(il rimanente 15% non deve comunque provenire da uve aromatiche).
Fattori determinanti per la qualità delle uve sono
l’altitudine e l’esposizione del vigneto, una coltivazione non forzata
e quindi una resa per ettaro non elevata. Altrettanto importanti
risultano essere il grado di maturazione e la sanità delle uve;
in genere si tende ad anticipare di qualche giorno la vendemmia
per avere un prodotto con caratteristiche organolettiche e di acidità
ottimali. L’uva sovramatura potrebbe presentare più facilmente l’attacco
di parassiti e microrganismi.
La raccolta delle uve deve essere particolarmente
curata e il trasporto eseguito in breve tempo, in modo che le uve
non si schiaccino, per non avere perdita di succo, fermentazioni
indesiderate e incontrollate, e sgraditi fenomeni ossidativi.
Se è presente della polvere sui grappoli si provvede alla sua eliminazione
con un’operazione detta debourbage.
La pigiatura deve essere soffice per estrarre la
minima quantità possibile di polifenoli; per lo stesso motivo assume
particolare importanza la diraspatura, essendo i raspi ricchi di
tannini. Il mosto fiore sgrondato si lascia poi decantare per circa
una giornata, per eliminare le fecce in sospensione e buona parte
della flora microbica sgradita.
Si procede quindi a una fermentazione in bianco, che dura al massimo
poco più di 3 settimane, a una temperatura non superiore a 20 °C.
Le fasi successive sono simili a quelle di una normale vinificazione
in bianco, con travasi, chiarificazioni e filtrazioni, ripetendo
spesso controlli analitici per potere intervenire tempestivamente
nel caso qualche valore non corrisponda a quello desiderato.
Processo di spumantizzazione
Ottenuto il vino base si procede con le fasi vere e proprie della
produzione di uno spumante con il metodo classico o champenoise
.
Attualmente è stato istituito l’Istituto talento metodo classico
che caratterizza con il tipico marchio i prodotti ottenuti in zone
e sottozone delle regioni dell’arco alpino, garantendone le caratteristiche
organolettiche, produttive e legislative. I produttori che desiderano
ricevere il riconoscimento di tale marchio per il proprio spumante
devono sottoporlo a controlli opportuni entro il mese di aprile
di ogni anno. L’Istituto talento metodo classico continua, quindi,
l’opera dell’Istituto italiano spumante metodo classico.
La partita o cuvée viene definita, come il mosto
di uve, il vino, il risultato della miscela di uve o di vini aventi
caratteristiche diverse, destinati alla produzione di un determinato
tipo di spumante. Nella sua formazione è consentita l’aggiunta di
vini di annate precedenti per una percentuale massima del 30%. Se
l’annata è risultata eccezionale, questa addizione non viene fatta;
gli spumanti ottenuti vengono definiti millesimati e devono riportare
in etichetta l’annata di produzione. Gli spumanti millesimati
devono maturare a contatto con i lieviti per almeno 24 mesi,
a partire dal momento dell’imbottigliamento.
Per realizzare la rifermentazione è necessario addizionare la liqueur
de tirage, cioè uno sciroppo di vino contenente zucchero raffinato
di canna o di barbabietola, lieviti, sostanze minerali e altre che
rendano facile la successiva eliminazione delle fecce.
I lieviti, addizionati in percentuale compresa
tra 2-5%, sono soprattutto Saccharomyces cerevisiae e Saccharomyces
bayanus. Devono avere precise caratteristiche, come quella
di essere attivi anche alle basse temperature, comprese tra 11-13
°C, presenti nei locali in cui viene realizzata la rifermentazione,
di sopportare le alte pressioni all’interno delle bottiglie dovute
all’anidride carbonica che essi stessi producono (5-6 atm), di liberare
profumi molto gradevoli e pochissima acidità volatile e di formare
un deposito caseoso-sabbioso affinché le fecce non aderiscano al
vetro della bottiglia.
Lo zucchero aggiunto è fondamentale per la rifermentazione
realizzata dai lieviti. Poiché 4 g/l di zucchero possono essere
trasformati con produzione di 1 atm di sovrapressione, ne vengono
addizionati circa 24 g/l per arrivare ad avere più o meno 6 atm.
Le sostanze minerali sono per lo più sali di ammonio
che servono allo sviluppo dei lieviti. Vengono addizionate anche
altre sostanze che facilitano il compattamento delle fecce durante
il remuage.
Il vino addizionato della liqueur de tirage viene imbottigliato
nelle tradizionali bottiglie champagnotte, in vetro scuro
e particolarmente spesso, per poter resistere alle forti pressioni
che si vengono a creare in seguito alla formazione anidride carbonica.
Le bottiglie vengono chiuse con un tappo a corona, che presenta
all’interno la bidule: piccolo cilindro di plastica utile
per raccogliere meglio le fecce al termine del remuage.
La presa di spuma avviene nelle bottiglie sistemate in cataste orizzontali,
in cantine buie e fresche per migliorare la finezza del perlage,
dovuta alla lenta rifermentazione operata dai lieviti nel giro di
qualche mese. Il regolamento dell’Istituto italiano spumante classico
enuncia che questa fase dovrà terminare entro 120 giorni, e che
all’interno delle bottiglie la pressione, misurata con un manometro
alla temperatura di 20 °C, dovrà essere al minimo di 5 atm.
Se non ci fosse il successivo, lungo periodo di maturazione sulle
fecce, il prodotto ottenuto a questo punto non raggiungerebbe le
dovute caratteristiche di qualità e pregio. La maturazione sulle
fecce può durare anche molti anni e permette un’ampia serie di trasformazioni
che arricchiscono il profumo e l’aroma dello spumante. L’autolisi
del lievito, in particolare, dovuta alla morte e successiva
rottura delle cellule, che liberano nel liquido molte sostanze aromatiche
precedentemente elaborate – come amminoacidi, eteri, esteri, alcoli
superiori ed enzimi – opera ricombinazioni e reazioni con formazione
di un numero particolarmente elevato di composti secondari gradevoli.
In funzione dei vitigni utilizzati, della zona di produzione e del
corpo desiderato, questa fase può durare anche 7-8 anni. L’Istituto
italiano spumante classico stabilisce che la maturazione sulle fecce
deve durare al minimo 15 mesi, a partire dal momento dell’imbottigliamento,
e di 24 mesi per i millesimati.
Periodicamente le bottiglie vengono sottoposte al cosiddetto sbancamento,
durante il quale vengono scosse e spostate per evitare che le fecce
si incrostino sul vetro, e per favorire il contatto delle varie
sostanze liberatesi per autolisi con la massa liquida.
Le pupitres sono cavalletti inclinati, con fori
sagomati nei quali le bottiglie vengono poste dalla parte del tappo,
in posizione quasi orizzontale, e successivamente sottoposte al
remuage.
Al termine del remuage le bottiglie sono in posizione quasi verticale.
Dopo avere effettuato tutti i controlli del caso, quelle pronte
vengono tolte dalle pupitres e conservate in posizione verticale,
in punta, in attesa del dégorgement, per
un periodo che varia a seconda delle esigenze aziendali.
Il dégorgement è un’operazione delicata che serve a eliminare le
fecce raccolte sotto il tappo, cercando di perdere meno vino e anidride
carbonica possibile, e di ottenere un prodotto brillante. Un tempo
veniva eseguito à la volée, ma se colui che eseguiva l’operazione
non era più che abile si perdevano anche quantità elevate di prodotto.
Oggi si applica il sistema à la glace, immergendo il collo
della bottiglia in una soluzione refrigerante a –25 °C per pochi
minuti, in modo che la parte di vino presente sotto il tappo, e
contenente le fecce, congeli. La bottiglia viene poi riportata in
posizione normale e si procede all’eliminazione del tappo a corona
e del cilindretto ghiacciato contenente le fecce; questo processo
viene favorito dalla sovrapressione presente all’interno della bottiglia.
Se l’operatore è particolarmente abile, la perdita di pressione
è ridotta a circa 0,5 atm. Lo spumante deve apparire brillante e
privo di gusti anomali; così si potrà procedere all’eventuale addizione
della liqueur d’expédition.
L’addizione della liqueur d’expédition compensa in parte il liquido
perso; per questo ne viene aggiunta una quantità compresa tra 5
e 20 mol.
In base al residuo zuccherino gli spumanti vengono classificati
come riportato nella tabella 29.18.
Se non si esegue il dosaggio, lo spumante viene definito pas
dosé o nature ed è possibile che il livello dello spumante
all’interno delle bottiglie non sia regolare: uno spumante di questo
genere contiene solo 0-6 g/l di zucchero. È proibito addizionare
liqueur d’expédition a spumanti aromatici di qualità come il moscato
o la malvasia.
La bottiglia viene poi tappata con il tappo di sughero a fungo e
successivamente ancorata con la gabbietta metallica. Per permettere
che si realizzi un perfetto amalgama tra lo spumante e la liqueur
d’expédition, le bottiglie vengono tenute in cantina ancora per
qualche mese. Poco prima di metterle in commercio vengono poste
la capsula, la gabbietta metallica, l’etichetta e la controetichetta.
Uno spumante prodotto con il metodo classico deve avere aspetto
brillante e trasparenza cristallina, colore paglierino tenue, perlage
persistente e finissimo, profumo delicato e fragrante, che ricordi
vagamente l’uva utilizzata ma presenti sentori legati a quello dei
lieviti, gusto fresco piacevolmente acidulo, fine ed equilibrato;
il giudizio finale deve essere armonico.
Oltre alla classica, di capacità corrispondente a 0,75 l, sono presenti
in commercio numerose altre bottiglie contenenti volumi ben diversi
di spumante.
Il metodo marone-cinzano
Il metodo marone-cinzano è un sistema derivato dallo champenoise,
relativamente alle prime fasi di produzione, ma il remuage e il
dégorgement sono sostituiti dall’eliminazione delle fecce per mezzo
di centrifugazione e filtrazione, dopo che lo spumante rifermentato
in bottiglia aveva subito un travaso in autoclave. Tutte queste
operazioni devono essere realizzate in condizioni isobariche per
evitare perdite di pressione. È un sistema più veloce di quello
classico, ma meno dello charmat, e ormai non è quasi più utilizzato,
né in Italia né all’estero.
METODO
CHARMAT
Il
metodo charmat (rifermentazione in autoclave)
Il metodo charmat chiamato anche dei grandi recipienti,
viene soprattutto utilizzato per ottenere spumanti caratterizzati
da aromi primari e fruttati, che ricordano molto il vitigno di partenza,
e molto freschi. Alcuni tra i vini più adatti a questo sistema di
spumantizzazione sono il moscato, la malvasia aromatica e il prosecco.
Le differenze di maggior rilievo rispetto al metodo classico consistono
nella maggiore rapidità della produzione, nel fare avvenire la presa
di spuma in un’unica autoclave e nel fatto che tutte le fasi che
seguono la rifermentazione, compreso l’imbottigliamento, avvengono
in condizioni isobariche.
Si possono ottenere spumanti sia dolci sia secchi. La rifermentazione
di quelli aromatici dolci viene interrotta nel momento in cui la
pressione e il residuo zuccherino hanno raggiunto il tenore desiderato;
è possibile raggiungere questo risultato abbassando di colpo la
temperatura a –4-5 °C.
La normativa CE prevede che il tempo che intercorre tra l’inizio
della rifermentazione e la commercializzazione di questo tipo di
spumanti non debba essere inferiore a 30 giorni. Per i vini VSQ
e VSQPRD la stessa normativa prevede una permanenza sulle fecce
di durata non inferiore a 80 giorni, eventualmente ridotti a 30
se l’autoclave è dotato di agitatore; il periodo tra l’inizio della
rifermentazione e la commercializzazione non deve essere inferiore
a 6 mesi. Se si desidera uno spumante con un bouquet più ricco,
e nel quale siano più accentuati i sentori dovuti al contatto con
i lieviti, si può procedere a una maturazione sulle fecce per un
periodo più lungo (8-12 mesi). In questo caso si parla di ciclo
o metodo charmat lungo, al contrario dell’altro caso, in
cui si parla di ciclo o charmat corto.
La preparazione del vino base viene seguita dalle
operazioni di taglio, chiarificazione, refrigerazione e filtrazione.
Contemporaneamente si procede alla preparazione del lievito,
in modo che sia attivo e pronto per la rifermentazione.
Al vino base, posto in autoclavi la cui capacità può anche raggiungere
i 500-1000 hl, e che sono attualmente costruite in acciaio inossidabile
o ferro smaltato, collaudate a 7-8 atm e dotate di una doppia parete
in cui fare circolare soluzioni refrigeranti, vengono addizionati
zuccheri e lieviti, oltre a sali di ammonio, ma in questo caso non
è necessario aggiungere alcuna sostanza coadiuvante per la separazione
delle fecce.
La rifermentazione in autoclave viene realizzata
a temperatura compresa tra 12 e 18 °C, a seconda del tipo di vino.
Dopo un periodo di tempo più o meno lungo si procede a un travaso
isobarico, per mezzo di centrifugazioni/filtrazioni in
condizioni di sovrapressione, per evitare di perdere anidride carbonica.
Lo spumante viene in questo modo separato dalle proprie fecce e
travasato in una seconda autoclave. Le fasi successive comprendono
una refrigerazione ed eventuale chiarificazione,
per stabilizzare il prodotto, seguite da una filtrazione
o centrifugazione per raggiungere la limpidezza desiderata.
Segue, infine, un ulteriore travaso isobarico.
Anche l’imbottigliamento deve avvenire in condizioni
isobariche, immediatamente preceduto da una filtrazione
sterilizzante o microfiltrazione per riuscire
a ottenere anche la massima stabilizzazione biologica.
La tappatura viene in genere realizzata con tappi
di sughero, per gli spumanti secchi, e con tappi di sughero o di
materiale plastico, per quelli dolci. Le bottiglie vengono tenute
per poco tempo in cantina prima di passare alle fasi finali di confezionamento
e alla immissione sul mercato.
Asti Spumante
L’asti spumante, caratterizzato da un colore giallo
paglierino più o meno intenso, da un profumo fragrante e fruttato,
da un sapore dolce e aromatico, è ottenuto con una tecnologia di
produzione leggermente modificata rispetto a quella degli spumanti
prodotti con il metodo charmat.
VINI FRIZZANTI
I vini frizzanti sono sempre più graditi per le
loro doti di giovinezza e freschezza. Sono definiti vini da
tavola o VFQPRD con un titolo alcolometrico effettivo non inferiore
a 7° e uno complessivo non inferiore a 9° e che, conservati
alla temperatura di 20 °C in recipienti chiusi, di capacità
massima di tre litri, diano una sovrapressione compresa tra 1 e
2,5 atm.
La produzione dei vini frizzanti naturali si basa sulla rifermentazione
parziale in bottiglia degli zuccheri residui, ottenuta imbottigliando
il prodotto all’inizio della primavera, oppure, più
spesso, sugli stessi principi della produzione degli spumanti con
il metodo charmat, ma il periodo di fermentazione in autoclave è
molto più breve e la sovrapressione finale inferiore.
La produzione dei vini frizzanti gassificati si
basa invece sulla saturazione del vino con anidride carbonica, ottenuta
con pompe che realizzano molto rapidamente il vuoto e iniettano
CO2.
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